Home › Guide › Cancellazione CRIF
«Cancellazione CRIF» è una delle ricerche più frequenti tra chi si è visto rifiutare un finanziamento. Ed è anche una delle più sfruttate da chi vende illusioni: diciamolo subito, nessuno può garantire la cancellazione di una segnalazione legittima prima dei termini. Chi lo promette dietro compenso va evitato.
Detto questo, la domanda merita una risposta seria, perché i casi in cui si può davvero intervenire esistono e sono più frequenti di quanto si creda. In questa guida vediamo come funziona la conservazione dei dati, quando la cancellazione avviene da sola, e quando invece una segnalazione è contestabile con gli strumenti previsti dalla normativa.
CRIF gestisce EURISC, il principale sistema di informazioni creditizie (SIC) italiano: una banca dati alimentata da banche e finanziarie in cui confluiscono le richieste di finanziamento e l'andamento dei rimborsi — sia i dati negativi (ritardi, insolvenze) sia quelli positivi (rapporti rimborsati regolarmente). Accanto a CRIF operano altri SIC privati (CTC, Experian) e la Centrale dei Rischi della Banca d'Italia, che è un archivio pubblico con regole proprie.
Essere presenti in CRIF non significa essere «cattivi pagatori»: la maggior parte delle posizioni è positiva. Il problema nasce quando risultano ritardi o insolvenze — ed è lì che bisogna capire se la registrazione è regolare.
La prima cosa da sapere è che i dati non restano per sempre. Il Codice di condotta dei sistemi di informazione creditizia fissa tempi massimi di conservazione, superati i quali la cancellazione avviene in automatico, senza bisogno di richieste:
| Tipo di dato | Tempo di conservazione |
|---|---|
| Richiesta di finanziamento in istruttoria | 6 mesi dalla richiesta |
| Richiesta rifiutata o rinunciata | 90 giorni da rifiuto o rinuncia |
| Ritardi di 1-2 rate (o mensilità) poi regolarizzati | 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione |
| Ritardi superiori poi regolarizzati | 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione |
| Morosità e insolvenze non regolarizzate | 36 mesi dalla scadenza del contratto o dall'ultimo aggiornamento (nei casi di successivi aggiornamenti, comunque non oltre 60 mesi dalla scadenza) |
| Dati positivi (rapporti regolari) | 60 mesi dalla cessazione del rapporto |
Da qui derivano due conseguenze pratiche. La prima: se i termini del tuo caso sono già decorsi e risulti ancora segnalato, la conservazione non è più giustificata e puoi chiederne la cancellazione. La seconda: chi ti promette di «cancellarti» poco prima della scadenza naturale ti sta vendendo qualcosa che sarebbe successo comunque.
Prima di segnalare il primo ritardo, l'intermediario deve avvisare il cliente, e la segnalazione può avvenire solo decorsi almeno 15 giorni dall'invio del preavviso. È l'occasione per regolarizzare o contestare prima che il dato diventi visibile agli altri istituti. Se il preavviso non è mai arrivato, o è arrivato in modo irregolare, la segnalazione è viziata.
Importi sbagliati, rate indicate come impagate nonostante il saldo, date errate, posizioni riferite a omonimi o a vittime di furto d'identità: i dati devono essere esatti e completi. L'inesattezza si contesta con l'istanza di rettifica.
Dopo la regolarizzazione dei pagamenti, l'aggiornamento deve essere trasmesso al SIC in tempi brevi. Se hai saldato e continui a risultare moroso oltre i tempi tecnici, c'è un inadempimento dell'intermediario. Ne parliamo in dettaglio nella guida Ho saldato ma risulto ancora segnalato.
Come visto sopra: superati i tempi del Codice di condotta, il dato va cancellato. Se resta visibile, la conservazione è illegittima.
La decisione finale spetta sempre ai gestori delle banche dati e agli organi aditi: per questo un lavoro serio parte dall'analisi documentata del caso, non dalla promessa dell'esito.
No. La cancellazione anticipata di una segnalazione legittima non esiste: diffida da chi la garantisce. Esistono invece i casi — concreti e verificabili — in cui la segnalazione è irregolare e quindi contestabile.
No: il saldo comporta l'aggiornamento della posizione come regolarizzata. Il dato del ritardo resta visibile per 12 o 24 mesi dalla regolarizzazione, a seconda dell'entità, poi viene cancellato automaticamente.
No: tutti i dati hanno tempi massimi di conservazione (vedi tabella sopra). Il caso più lungo — insolvenze mai regolarizzate — arriva a 36 mesi dalla scadenza del contratto o dall'ultimo aggiornamento.
Ogni situazione fa storia a sé: prenota un primo colloquio conoscitivo senza impegno. Verifichiamo insieme come risulti nelle banche dati e se le regole sono state rispettate, e ti diciamo con chiarezza se ci sono i presupposti per intervenire.
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